Stimolare l'innovazione in Italia

Cosa manca all'ecosistema delle start-up italiane per essere paragonabile a quello di realtà consolidate che conosciamo oltreconfine?
Una formula: ((1500)5%)10%

Nella situazione attuale in Italia, la ricerca di “spiragli di ripresa” porta subito a ripristinare parole come start-up, innovazione, incubatori e così via. Questo perchè le grandi aziende sembrano non essere più nel DNA di questo paese e quindi si cerca di stimolare la crescita di una nuova generazione imprenditoriale.

Però oggi la realtà in Italia è diversa da quella di cinque anni fa quando in analoghe condizioni l'Italia ha scoperto che si potevano finanziare i nuovi progetti e credere in questi per un nuovo Rinascimento. In questi anni qualche esperienza di start-up di successo si è avuta, ma purtroppo anche tanti ambiziosi fallimenti. Quindi oltre ai consueti articoli che presentano un mondo fatato dove ci sono finanziamenti per chiunque, si sentono anche voci che riportano l'attenzione sui veri problemi collegato alla creazione di innovazione in Italia:

  • Ci sono ancora finanziatori che pretendono moltiplicatori astronomici (tipicamente x12 ma anche x20) per entrare in un progetto senza avere la capacità di valutare effettivamente la realtà del progetto stesso. Nel 2012, i 97 incubatori censiti hanno finanziato 165 progetti: se si pensa che il numero ufficiale delle start-up create è 1500, anche se se ne stimano almeno 4000, si ha un tasso di finanziamento inferiore al 5%.

  • Infatti ci sono troppe start-up che non sopravvivono al primo ciclo di fatturato perchè non riescono a trovare fondi sufficienti; prendiamo il caso di Apps4Italy (concorso di startup del 2012 sugli open data): 200 richieste, 22 progetti finanziati nel 2012 ad oggi attivi meno di 10, pari al 5% (da confrontare con un 10% medio di progetti di successo finanziati in US)

  • Si osserva il fenomeno dei “professionisti delle start-up” che basano la propria attività su concorsi e presentazioni (e relativi premi in denaro, di dimensioni minime) ma che non sono animati da una vera spinta imprenditoriale.

  • Il tasso occupazionale effettivo dietro il fenomeno delle start-up è ancora basso (mediamente 4 persone ad azienda) a riprova del fatto che la durata media bassa e la scarsa disponibilità di finanziamenti non permette di fare massa tra i dipendenti.

 

Vorremmo comunque chiudere con due note positive:

  • sono in dirittura di arrivo gli ultimi decreti attuativi che dovrebbero attivare le agevolazioni per le start-up, volute dal governo Monti nel dicembre 2012

  • è in via di approvazione il decreto relativo alle semplificazioni per la burocrazia per chi viene in Italia per investire (“visto lampo”)

 

Per approfondimenti suggeriamo le seguenti letture:

 



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