La borsa e l'innovazione radicale

Una ricerca condotta da Mary Benner della Wharton School sugli atteggiamenti degli analisi nei confronti dell’innovazione evidenzia la chiara preferenza degli stessi nei confronti dell’innovazione incrementale rispetto all’innovazione radicale.

Detta in questo modo, sembrerebbe una posizione di buon senso: l’innovazione radicale è rischiosa e quindi molto più soggetta a fallimenti rispetto ad un’innovazione solo incrementale che estende il noto a  nuovi ambiti di business. Approfondendo la questione, però, il buon senso viene progressivamente meno.  La ricerca di Mary Benner, infatti, si è concentrata  su due settori che attraversavano una fase di transizione tecnologica: quello fotografico nel momento del passaggio dalla pellicola  al digitale e quello delle telecomunicazioni dopo l’avvento del VOIP (Voice over Internet Protocol). In entrambi i casi gli analisti hanno espresso un maggior apprezzamento per i prodotti legati alla vecchia tecnologia rispetto a quelli innovativi. Quindi, per fare un esempio, lo sviluppo di un nuovo prodotto a tecnologia ibrida con pellicola fotografica, attirava molta più attenzione da parte di Wall Street rispetto ad un prodotto innovativo totalmente digitale.

Le ragioni non risiedono nella prudenza o nella cautela nei confronti delle innovazioni, che di per sé, sarebbero ragioni fondate. Molto più prosaicamente, l’avversione degli analisti nei confronti dell’innovazione radicale derivava dalla difficoltà di misurazione dei flussi di cassa ad essa correlati. Mentre di un’innovazione incrementale è possibile stimare i ritorni economici, per quella radicale non esistono riferimenti certi e il calcolo del ROI risulta difficoltoso. Ne consegue che  gli analisti non sono interessati alle potenzialità di business di una data innovazione, il loro interesse si ferma solo alla “misurabilità” delle potenzialità di business, quindi ai flussi di cassa attesi. Tra un prodotto che genera un  flusso di cassa  basso ma misurabile con buona approssimazione e un’innovazione che, in assenza di parametri, non accetta di piegarsi ai modelli finanziari, gli analisti tendono a preferire il primo al secondo.

Il risultato di questa ricerca è sconfortante. La quotazione in Borsa dovrebbe garantire alle imprese l’approvvigionamenti di capitale per investire nella crescita e sviluppo. Di fatto però, spesso l’atteggiamento degli analisti, con il loro riferimento al brevissimo periodo e la loro ritrosia nei confronti dell’innovazione radicale, può costituire un potente freno allo sviluppo aziendale.

Tratto da: https://complessita.wordpress.com/2010/07/26/la-borsa-non-premia-linnovazione-radicale/



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